Trascrizione delle cinque pagine fornite dagli occupanti, mantenendo le grafie del testo. I titoli delle sezioni sono aggiunti per facilitare la lettura.
01 / COMUNICATO
Le mani libere
All3 student3,
all3 docent3,
ai genitori,
al personale Ata,
alla dirigenza,
all3 precar3,
all3 dissocupat3,
al Ministero dell’istruzione
“A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca”
Don Lorenzo Milani
Le mani sono uscite dalle tiepide tasche, sono entrate come un’orda dentro l’istituto, hanno impilato banchi e alzato barricate. Le mani fredde si abitueranno al gelo novembrino, muovendosi: si gratteranno il capo per riflettere e scriveranno intrepide e furiose. Perché scrivere è libertà e rivendichiamo questo potere.
Scriviamo con le mani libere dal silenzio per disobbedire perché l’ubbidienza non è più una virtù ma un comodo vizio. Non ci importa che le nostre mani siano lisce o callose, candide o laide, ci basta sapere che sono mani libere. Non cadremo nella banale e desolante dicotomia tra pulito e sporco, tra bene e male. Con queste mani vogliamo ripensare il mondo e cambiarlo.
02 / COMUNICATO
Ripensare la scuola
Ci sentiamo castrat3 da un mondo governato da passioni tristi e ripetitive e da istruzioni e manuali per costruire, come i lego, casupole di paglia, instabili e grigie. Vogliamo un’istruzione che ci educhi alla e nella diversità sregolare. Le mani in marea, avvinghiate una sopra l’altra, coordinate nell’operare e soprattutto responsabili nelle azioni, pretendono un nuovo mondo. Non ci assopiamo perciò, nella passività del silenzio; il nostro compito è quello di ripensare uniti un nuovo sistema scolastico, ne vogliamo scrivere concretamente e pazientemente con l’animosa e risoluta consapevolezza dell’ardua sfida.
Ci siederemo e, a partire dai disagi che viviamo ogni giorno, ripenseremo a un nuovo modo di vivere la scuola.
Percepiamo come comunità studentesca un’ansia collettiva e un’angoscia che attanagliano le nostre gole. Ansia causata da una competitività estrema che ci riduce a un numero o a una mera cifra segnata in rosso o in verde sul registro elettronico; non è accettabile che la paura di un colore o di un numero condizioni il nostro benessere psicologico e le nostre relazioni in classe.
Inoltre, questa sterile competitività è tacitamente corrotta da un sistema scolastico complice e connivente, incapace di valutare le nostre complessità che, forse, anziché valutate, dovrebbero essere valorizzate e lasciate libere di esprimersi e di dialogare tra loro.
03 / COMUNICATO
Creatività e possibilità
L’angoscia, invece, ha un’altra causa: l’incertezza di una realtà futura e l’incapacità di sognarla. Ma questa angoscia che sulle prime sembrava annichilirci si è rivelata una “vertigine di libertà”. Per questo rivendichiamo, all’interno della scuola, un ruolo ormai dimenticato, raccontato già negli anni ’70 da Gianni Rodari: quello della creatività studentesca. I temi che scriviamo sono tutti propedeutici all’esame di maturità, trattati filologici e critici dove il contributo personale è ridotto a uno scolastico lavoro accademico che percepiamo distante dalle nostre esigenze. La scuola dovrebbe incoraggiarci alla narrazione immaginifica e personale perché dalle note silenziose del nostro dialogo interiore nasce l’armonia imprescindibile per imparare ad ascoltare il canto altrui e comporre, infine, una sinfonia veramente democratica.
Questo riformulamento dei sistemi scolastici è attuabile solo se le istituzioni tutte collaborano attivamente attraverso lo stanziamento di fondi. Bisogna riportare al centro l’istruzione ormai abbandonata a sé stessa, nella memoria e nella gestione economica. Bisogna partire dai programmi scolastici estemporanei e lontani, rivendicando un riavvicinamento alla realtà che ci circonda, analizzandola con lenti capaci di unire il personale con il critico. il ruolo della scuola deve essere paradossale: da una parte analizzare il mondo nei suoi mutamenti, dall’altra non rendersi passiva alla realtà soggiogandosi alle dinamiche classiste, razziste e sessiste che il sistema capitalistico produce e riproduce.
04 / COMUNICATO
Dalle scuole alle strade
Rifuggiamo la replicazione dei corpi e delle menti e reclamiamo la libertà di essere ciò che desideriamo. Questa la sintesi che vogliamo ripensare e attuare concretamente durante questa occupazione.
Inserendoci nel contesto globale a partire dalla Francia fino all’Italia. Dal ‘68 fino al 2026. Dalle periferie al centro. La gente si sta mobilitando perché i disagi che colpiscono noi tutt3 come student3 e cittadin3 sono sempre gli stessi, e i sintomi di questa grande malattia che svuota i nostri corpi e trasforma le nostre coscienze in voragini terrose per introdurvi semi deteriorati e infecondi che al loro volta generano radici maligne e quindi piante eziolate, finalizzate alla maturazione dei frutti nel giardino del padrone, il cui nome è capitalismo, stanno inevitabilmente emergendo.
La crisi abitativa, i salari da fame, la precarietà del lavoro, che spesso uccide, il costo sempre più alto di benzina e alimenti, la vita che diventa sopravvivenza che diventa stento e disperazione.
Tra questi disagi, figli di una crisi economica e culturale, il caprio espiatorio è pronto: il diverso, lo straniero, sono subito accusati. Noi giovani di tutto il mondo riconosciamo le bugie che dilagano, mettendo in discussione la becera narrazione dei potenti. Dalla Francia, passando per l’Albania, la Serbia, la Spagna e arrivando in Italia.
05 / COMUNICATO
Cambiare
Non resteremo ferm3 a osservare quest’onda che si sta innalzando ma ne faremo parte, dalle scuole alle strade, continueremo a gridare contro chi ci vuole mut3.
Concludiamo con il desiderio vivo nella nostra pelle di essere il Nuovo Mondo. Perseguiremo questo desiderio risanando con le nostre mani amiche le crepe di una realtà frammentata, divenendo con il nostro corpo e con la nostra mente i fili dorati che uniscono le più vaste realtà che abitano Roma, l’Italia, l’Europa e il mondo intero.
Cuciremo le crepe e decoreremo con florida creatività un nuovo tessuto, non più sbrindellato ma coeso e resistente. Siamo parte di un sistema complesso, ma di fronte a questa caotica immensità non ci arrendiamo. Saremo fuoco distruttore e creatore.
Fuoco che arde di desiderio, fuoco nelle fiamme della storia di cui siamo parte. Non indosseremo la veste grigia della fuliggine il cui tessuto ha il marchio dell’indifferenza e dell’ignavia.
Cambiare.
Questo è il compito che abbiamo scelto e che sentiamo vivo nei nostri cuori, perché la responsabilità di essere vivi e umani ci obbliga all’agire per il giusto che ha il nome di libertà.




